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  1. Organi in Istria

    L’organo nella diocesi di Parenzo e Pola

    Secondo le testimonianze scritte di cui disponiamo, l’organo sul territorio dell’attuale Croazia è in uso dal 14° secolo, anche se ciò non vuol dire che non sia esistito anche prima. Molti archivi storici sono stati spazzati via dalle guerre e catastrofi naturali come gli incendi, la peste, i terremoti e quindi possiamo solamente trarre supposizioni sull’uso degli organi nelle epoche precedenti. Dal ’500 fino alla fine dell’800 abbiamo informazioni più complete che ci permettono di concludere che gli organi di questo periodo nelle chiese della Croazia meridionale erano uguali agli organi dell’Italia settentrionale, mentre gli organi della Croazia settentrionale erano identici agli organi dell’Europa centrale. La differenza stava nel numero e nelle dimensioni degli organi il che dipendeva moltissimo dalle dimensioni delle chiese e del potere economico del committente. Certamente, ci sono state varie oscillazioni che dipendevano dai periodi di guerra o di pace in determinate regioni.

    Tra le regioni della Croazia meridionale, la diocesi di Parenzo e Pola si distingue con 46 strumenti di cui molti appartengono alla categoria A o B per la loro rilevanza storica.

    Le dimensioni, la sua complessità, la modularità del tono e l’armonia del suono rendono l’organo uno strumento accettabile a tutti gli strati sociali. Aveva una funzione liturgica ma anche concertistica. Era presente in ogni chiesa di rilievo ed era testimonianza di potere economico e dell’alto livello culturale della società in cui si trovava. La chiesa che possedeva un organo aveva anche uno o due musicisti professionisti all’interno, un cappellano e l’organista e ciò si rifletteva sullo sviluppo della musica sia nella chiesa sia nel paese. In poche parole, l’organo ha influenzato lo sviluppo dell’arte della musica e ha lasciato un forte segno sulla nostra storia musicale.

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